In un mondo di fantasie

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 Dall’intervista di Niram Ferretti a Daniel Pipes, L’Informale

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I palestinesi hanno veramente perso?


Sì, hanno perso. Vivono in un mondo di fantasie. Vivono in un mondo con una mappa che è quella del Mandato Britannico vecchia di un secolo fa, vivono in un mondo in cui l’Unesco stabilisce che la tomba dei patriarchi a Hebron è un sito storico palestinese, vivono in un mondo in cui paesi stranieri foraggiano la loro economia, vivono in un mondo in cui gli attentatori suicidi vengono celebrati come eroi. E’ un mondo folle a cui è stato permesso di continuare fino ad oggi e che ha danneggiato sia gli israeliani sia loro stessi. Una volta che avranno riconosciuto la sconfitta potranno procedere in modo da costruire la loro economia, la loro società e la loro cultura.

 

Nei cinquanta anni che sono seguiti alla Guerra dei Sei Giorni, gli arabi, coadiuvati dall’inestimabile aiuto dei russi sono stati in grado di costruire una narrativa assai potente e persuasiva la quale descrive i palestinesi come vittime e gli ebrei, gli israeliani, come oppressori. Non ritiene che Israele sia stato carente nel contrastare questa propaganda?


Indubbiamente. Chi, cento anni fa, avrebbe previsto che gli ebrei sarebbero stati dei grandi combattenti e gli arabi dei grandi pubblicisti? La narrativa vittimista palestinese in senso generale ha completamente sopraffatto quella israeliana fatta, per citare Abba Eban, “di creazione gioiosa, di sovranità restaurata, di un popolo riunito, di una terra rivitalizzata, di democrazia stabilita”